Ornella
Angeloni ha trascorso la sua vita scrivendo, per necessità
interiore, ma anche per oggettive esigenze di vita, attraversando con leggerezza e
convinzione i più diversi generi letterari, dalla narrativa alla saggistica,
per arrivare alla poesia, con uno stile semplice ed evocativo, nel segno della
humanitas e della fusione con la natura.
Era capace di scrivere un saggio critico come un libro di spiritualismo, o affermarsi come traduttrice, senza mai tradire il proprio stile, chiaro, netto, sincero. Ma è proprio nella composizione poetica che raggiunge la sua massima espressione letteraria, nella parte che la vita tende rendere grigia, a volte, o più riflessiva, rendendola a tutti gli effetti una voce significativa della poesia italiana del secondo novecento. (Ferruccio Ulivi)
Era capace di scrivere un saggio critico come un libro di spiritualismo, o affermarsi come traduttrice, senza mai tradire il proprio stile, chiaro, netto, sincero. Ma è proprio nella composizione poetica che raggiunge la sua massima espressione letteraria, nella parte che la vita tende rendere grigia, a volte, o più riflessiva, rendendola a tutti gli effetti una voce significativa della poesia italiana del secondo novecento. (Ferruccio Ulivi)
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Ferrucio Ulivi |
SCRIVERE OGNI GIORNO E' UNA SCELTA DI VITA.
Ornella Angeloni (1920-2005) nata
ad Avezzano seguendo le missioni governative del padre, Alfredo Angeloni, Commissario Prefettizio, si trasferisce ancora in fasce a Roma, nel quartiere Trieste-Salario, nel quale resterà sino alla
morte, che diventerà protagonista della sua ultima opera, postuma, “La donna bifronte” (2016) 80 anni di memorie allo specchio e del romanzo Caffè Ciamei.
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1947 con Enrico Accatino sulla cordonata del Campidoglio |
Ha
solo cinque anni quando suo padre, inviato in missione come come Prefetto a Fondi, dove si sta
svolgendo la Bonifica, muore in una settimana di "febbre perniciosa", dopo aver
però scoperto e comunicato alla moglie gravi ammanchi da parte dei federali locali, sollevando dubbi in
famiglia sui reali motivi della sua morte. Dubbi che rimarranno, sempre, senza risposta.
Rimane
così con la madre Italia Scavizzi e i fratelli più grandi Renato e Maria Elena che ben presto andranno via, l'uno per seguire la strada di magistrato, l'altra di missionaria.
Il
nonno era Ragioniere Generale dello Stato, il Bisnonno un nobile toscano capace di disperdere il matrimonio dando alla luce 25 figli, e con
la morte del padre la famiglia si trova ad affrontare gravi difficoltà
economiche.
Ornella è la nipote del Servo di Dio Pirro Scavizzi (ora in causa di beatificazione) e con
lui inizia un intenso percorso nella fede, studia pianoforte con la celebre
Maestra Cozzolino, diplomandosi poi con il massimo dei voti al Conservatorio di
Santa Cecilia. Ma soprattutto, scrive. Lo fa anche per guadagnare, collaborando
con riviste e quotidiani, dove pubblicherà a puntate il suo primo romanzo
“La lunga strada bianca”, ambientato
nel gelo del Polo. A cui seguirà, nel 1952 "Una linea sulla montagna” romanzo per ragazzi, incentrato sul
rapporto tra due fratelli e sulla capacità di lottare per superare le
difficoltà e i rischi della vita, che verrà commentato favorevolmente da Massimo Bontempelli su Il Popolo d'Italia che ne coglie la forte vicinanza con l'elemento naturale che sa arricchire di elementi fantastici e favolistici.
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Premio Marzotto 1954, con Enrico Accatino alla sua sinistra, con Carlo Levi, Valerio Marani e il pittore Scordia. |
Durante
la guerra, opera come crocerossina sul fronte di Anzio, esperienza che la
segnerà fortemente, e quindi si laurea in letteratura francese, per poi vincere
il concorso per insegnante di ruolo, e poter aiutare economicamente la famiglia.
Nel
1945 conosce il pittore Enrico Accatino (1920-2009), con il quale si fidanzerà superando le perplessità della famiglia, che non vedeva di buon occhio un "artista",
che poi sposerà, dando vita a un sodalizio di vita e di lavoro che durerà tutta
la vita, divenendo la musa del suo periodo figurativa. Dal
matrimonio, celebrato a Roma, il 22 ottobre 1951 nasceranno tre figli (Maria
Rita, Luigi e Alfredo).
Enrico
riesce ben presto ad affermarsi, vincendo nel 1954 il Premio
Marzotto per le Arti (al tempo una sorta di Nobel italiano) e poi inizia a
collaborare con la Rai, andando in onda con le trasmissioni di Non è mai
troppo tardi e Telescuola (600 registrazioni),
responsabile e conduttore delle lezioni televisie di educazione artistica, materia che di fatto rielabora e rende moderna, contribuendo a scrivere il testo base per la riforma della Scuola Media del 31 dicembre del 1962.
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Ornella Angeloni in un ritratto del marito nel 1956 |
Ornella
affianca l’insegnamento alla scrittura, collabora con Il Tempo, poi con La Fiera
Letteraria e Orizzonti Letterari,
scrive una sceneggiatura, due radiodrammi, inizia un nuovo romanzo, frequentando
il meglio della nuova letteratura (Michele Prisco, Goffredo Parise, Mario Pomilio, Gino
Montesanto, Alfonso Gatto) quando la Casa Editrice Carlo Signorelli di Milano, propone
a Enrico e a Ornella di scrivere il nuovo manuale di educazione artistica del
post-riforma.
Enrico
e Ornella iniziano a collaborare e insieme realizzeranno un grande successo
come Forma Colore e Segno (il libro
più venduto con la "Storia dell’Arte" di Argan nel dopoguerra nel settore
artistico) e decine di volumi e pubblicazioni su tema, confermandosi come la
coppia di punta della letteratura divulgativa, tanto che lascerà l’insegnamento
per dedicarsi alla scrittura (Una madre di nome Maria, tradotto in numerose
lingue) e alla traduzione dal francese e dallo spagnolo, aggiudicandosi nel
1979 il Premio Roma.
LA POESIA.
SE NON CI FOSSE BISOGNEREBBE INVENTARLA.
SE NON CI FOSSE BISOGNEREBBE INVENTARLA.
Eppure,
non basta. Al lavoro di routine Ornella inizia ad affiancare la ricerca
poetica, nata anche dalla lunga frequentazione con la poetessa Rosella Mancini.
Sono gli anni ’90, ha già terminato la prima stesura del volume “La Donna Bifronte”, ha superato difficoltà fisiche, una operazione in Svizzera che l'ha portata a un passo dalla morte, e inizia a scavare
nella memoria e nel presente. Scriverà parlando dell'avvicinamento alla poesia: "mi sei è spalancata una porta e sono uscita fuori a bere la luce. La natura mi ha accolto..."
Nel
1998 esce il volume Mosaico di Sassi che
viene accolto molto positivamente dalla critica e che le fa conquistare la
stima del Professor Ferruccio Ulivi che le scriverà più volte: “…la poesia non è utopia. La poesia è vita e la capacità di fermare
istanti nel tempo. Ornella Angeloni riesce a farlo con una tale maturità e con
una tale naturalezza, da far sembrare stucchevoli anche versi ben più famosi,
presentandosi al pubblico italiano come un talento sbocciato nel pieno della maturità, ma destinato a rimanere nel
tempo.”
Ormai anziana, nel 2000 pubblica “Cerchi d’Acqua - Pensieri non in prosa" dove continua la sua esplorazione nel tempo, anche se pare prendere atto che la poesia abbia ormai perduto la sua funzione sociale, e che quindi sia solo un percorso necessario per trasferirsi, come naufraghi, messaggi e ricordi.
Ormai anziana, nel 2000 pubblica “Cerchi d’Acqua - Pensieri non in prosa" dove continua la sua esplorazione nel tempo, anche se pare prendere atto che la poesia abbia ormai perduto la sua funzione sociale, e che quindi sia solo un percorso necessario per trasferirsi, come naufraghi, messaggi e ricordi.
Un tumore ai polmoni la coglie all’improvviso. Morirà nella sua casa
di Via Chiana nell'autunno del 2005. Quattro anni dopo morirà anche Enrico.
(Conferenza La poesia è donna, Roma 2009)